sab. Feb 16th, 2019

Alfa Romeo Alfetta GT La nascita di un Mito

Nel 1968, definita l’impostazione tecnica del progetto 116 e, a grandi linee, l’estetica della berlina, è tempo di occuparsi della coupé. Le linee guida prevedono un’abitabilità ed un bagagliaio sufficienti per quattro persone, e quindi dimensioni maggiori rispetto a quelle delle Giulia GT che andrà a sostituire; quanto alla meccanica, sarà la stessa della berlina, con passo ridotto di circa 10 cm.
La definizione dello stile è affidata a due gruppi di lavoro, che procedono ciascuno per suo conto: l’Ufficio Stile interno (che nel 1971 prenderà il nome di Centro Stile) e la neonata Italdesign di Giorgetto Giugiaro.Verra’ scelta la proposta di Giugiaro,Privata purtroppo per questioni di costi e marketing,di alcune soluzioni innovative,come i tergicristalli carenati nel cofano,i fari con carene a scomparsa tipo montreal (da qui rimane la forma del cofano allungato) ed il divano posteriore non abbattibile,pur avendo il portellone posteriore.

Dopo una lunga gestazione,anche alla coupé viene negato il motore due litri per mantenere in vita la 2000 GTV. Una scelta oltremodo discutibile, ancor più che nella berlina, visto che la coupé Giulia, per quanto ancora affascinante, ha ormai un decennio di onorata carriera alle spalle e commercialmente è agli sgoccioli. Il lancio commerciale, previsto già in origine dopo quello della berlina, viene ulteriormente rinviato sino al maggio del 1974, proprio nel periodo più nero della storia dell’automobile, con i “benpensanti” pronti a tuonare sull’inutilità e sull’inopportunità di una vettura come questa, che evoca ovunque la si guardi potenza e velocità. Persino l’interno ammicca al mondo delle corse, con la plancia che presenta il solo contagiri dinanzi al guidatore e il tachimetro al centro, lasciando quasi intendere che sapere a che velocità si sta viaggiando sia poco importante… Un vero affronto per i fautori del politicamente corretto ante litteram!
E infatti il pubblico l’apprezza. Piacciono la linea grintosa, anche se dopo cinque anni ha perso parte della sua carica innovativa, l’abitabilità, le prestazioni (con 122 CV supera i 190 km/h) e i comportamento stradale. Piace assai meno il prezzo, più elevato di quasi il 30% rispetto a quello della berlina, che dirotta su quest’ultima molti potenziali clienti. Qualche riserva anche sulla strumentazione, d’effetto ma poco pratica nell’uso quotidiano e priva dell’orologio.Nella primavera del 1975 il motore viene adeguato alla normativa europea antinquinamento che entrerà in vigore nel 1976; la potenza scende a 118 CV, con prestazioni invariate. Contemporaneamente sono introdotte alcune modifiche all’assetto, reso un po’ più rigido.

Nel maggio 1976 sono presentate due nuove versioni dell’Alfetta GT. La prima (GT 1.6) monta il motore 1600 (109 CV – 180 km/h) ed è quasi identica alla 1800, che esce di produzione (pur rimanendo a listino ancora a lungo per smaltire le scorte); la seconda, denominata Alfetta GTV 2000, monta finalmente il motore di due litri ed ha un corpo vettura più ricco. Quanto a prestazioni, in pratica la GTV ripete quelle della precedente 1800, migliorando in ripresa, dolcezza di marcia e consumo; con 122 CV tocca i 195 km/h.
Il nuovo motore conferisce all’ Alfetta GTV il giusto ruolo da protagonista nel mercato delle coupé, che però si è numericamente ristretto rispetto al decennio precedente. Infatti gli automobilisti che le acquistavano si stanno orientando sempre più sulle berline di intonazione sportiva, tra le quali l’Alfetta berlina costituisce uno dei migliori esempi.

Per un paio di anni vi sono solo modifiche di dettaglio e miglioramenti alla qualità costruttiva e ai trattamenti anticorrosione. L’introduzione del motore 2000 da 130 CV è posticipata di otto mesi rispetto alla berlina: la GTV 2000 L è infatti presentata nel febbraio 1979. In primavera è presentata l’Alfetta GTV Turbodelta, Che descriveremo brevemente piu’ sotto.
Nel frattempo è iniziata la produzione dell’Alfa 6, equipaggiata con il bel V6 di 2500. Inizialmente non ne era stato previsto l’impiego sull’Alfetta, anche a causa di timori che la trasmissione con cambio posteriore potesse non reggere la maggiore coppia del sei cilindri. Tuttavia, visto che una versione coupé dell’Alfa 6 non è prevista, si decide di tentare l’installazione del V6 nel corpo vettura dell’Alfetta GT, allestendo alcuni prototipi sulla base della versione USA. I collaudi danno esito positivo: gli iniziali timori si rivelano infondati, e l’avvio della produzione viene deliberato per la fine del 1980, accompagnato da un restyling globale della vettura.

Nel novembre 1981 è presentata la serie speciale GTV 2.0 Grand Prix ,

ha una caratterizzazione estetica molto vistosa: verniciatura rosso Alfa con bande adesive nere, paraurti, spoiler anteriore e guscio dello specchio esterno in tinta con la carrozzeria, cerchi in lega Campagnolo da 15 pollici con parte centrale nera; all’interno la moquette è rossa e i sedili sono rivestiti in tessuto nero e grigio. Una targhetta sul coperchio del vano portaoggetti indica il numero

dell’esemplare. La Grand Prix introduce alcune modifiche meccaniche (accensione elettronica e nuovi rapporti della trasmissione), anticipando l’edizione 82 delle GTV introdotta qualche mese più tardi. In totale sono realizzati 650 esemplari, di cui 400 riservati all’Italia.

Che anticipa le modifiche di dettaglio introdotte sui modelli di serie qualche mese più tardi (edizione 82).
Nonostante il recente restyling, la linea della vettura dà qualche segno di invecchiamento; la Casa valuta l’ipotesi di effettuare un nuovo restyling per il 1983 modificando in parte anche i lamierati.

Sia il Centro Stile interno sia l’Italdesign di Giugiaro sono incaricati di studiare una proposta per una III serie della GTV. Più riuscita quella di Giugiaro, che prevede una coda ridisegnata, ma viene immediatamente scartata per motivi di costo. Gli stessi motivi che poco più tardi determinano l’affossamento di ogni tipo di aggiornamento che vada oltre le sovrastrutture in plastica

.

 

 

La GTV continua ad avere un suo pubblico, grazie alle prestazioni (soprattutto della V6) e alle vittorie sportive; una sua erede però non rientra nei programmi della Casa, alle prese con problemi di bilancio ormai cronici.
Si cerca di mantenere vivo l’interesse realizzando diverse serie speciali,ma ormai il suo mercato è destinato ad essere terra di conquista per le versioni sportive della 75.
La produzione termina alla fine del 1986 dopo 137.543 esemplari. L’ultimo lotto di GTV 6, di colore nero metallizzato, è allestito full optional (interno in pelle, aria condizionata, eccetera); alcune fonti identificano queste vetture come una serie speciale dalla denominazione Black Jack, che però non trova riscontro nella documentazione dell’epoca (potrebbe trattarsi di un soprannome attribuito ufficiosamente). Le GTV restano a listino per buona parte del 1987, ma l’anno successivo è ancora possibile trovare qualche esemplare rimasto invenduto e offerto con un notevole sconto. Con la scomparsa della coupé Alfetta si chiude un’epoca.

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