dom. Apr 21st, 2019

L’incidente di Niki Lauda 1 Agosto 1976

 Uno degli incidenti piu’ spaventosi della F1

Il 1º agosto 1976 al Gran Premio di Germania, sul pericoloso circuito del Nürburgring Lauda ebbe il più grave incidente della sua carriera che gli lasciò gravi danni fisici e il volto ancor oggi sfigurato. Era arrivato a questo punto della stagione con un buon margine di vantaggio sui più diretti inseguitori in classifica, ma non poteva contare ancora sulla futura squalifica di Hunt, per il Gran Premio di Gran Bretagna, che gli avrebbe consegnato un vantaggio quasi incolmabile; la gara si mise subito male perché aveva appena piovuto e Lauda scelse le gomme per la pioggia, però durante il primo giro perse posizioni rispetto ai piloti con gomme slick, quindi si fermò a cambiarle e ripartì cercando di recuperare ma ebbe il grave incidente in una curva a Bergwerk anche a causa della poca aderenza fornita dalle gomme fredde, su un tratto di asfalto ancora bagnato. L’idea che l’incidente fosse dovuto al cedimento di una sospensione viene respinta dal direttore sportivo della Ferrari Daniele Audetto che dice di aver visionato all’epoca le tracce di frenata e trovò che erano due parallele e simmetriche, mentre in caso di rottura di una sospensione dovrebbero essere tre e in caso di rottura di un freno una dovrebbe essere più marcata dell’altra, Audetto ritiene che l’idea del cedimento meccanico fosse un’ipotesi senza prove del capomeccanico della Ferrari Ermanno Cuoghi, molto fedele a Lauda, tanto che lo seguì quando Lauda passò alla Brabham

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Lauda, dopo aver perso il controllo della propria vettura, colpì una roccia a lato del circuito e terminò la sua corsa in mezzo alla pista, privo del casco scalzatosi nell’urto. La monoposto prese fuoco per la fuoriuscita di benzina e il pilota rimase intrappolato nella vettura in fiamme, prima che alcuni colleghi sopraggiunsero cercando coraggiosamente di aiutarlo: tra questi Harald ErtlGuy Edwards e Brett Lunger, ma fu soprattutto per l’intervento di Arturo Merzario, il quale lo estrasse dall’abitacolo in fiamme, che Lauda riuscì a salvarsi; anche se le sue condizioni rimasero molto critiche nei giorni seguenti, non tanto per le pur gravi ustioni subìte, quanto per aver inalato i velenosi fumi della benzina che potevano danneggiare i polmoni e poi il sangue, con conseguenze letali. 

Solamente il 5 agosto venne dichiarato fuori pericolo dai medici e tre giorni dopo lasciò l’ospedale di Mannheim, dove era ricoverato, per ritrasferirsi a quello di Ludwigshafen, specializzato nella cura delle grandi ustioni. Il giorno stesso dell’incidente Enzo Ferrari cercò un sostituto e incaricò Audetto di contattare Emerson Fittipaldi, il brasiliano declinò con dispiacere perché era legato al contratto con la Copersucar, industria del suo paese che non si sentiva di tradire, quindi si puntò su Ronnie Peterson che aveva un contratto con la March e che era possibile liberare pagando una penale grazie all’intervento del conte Zanon di Valgiurata; ma Lauda in pochi giorni aveva cominciato a riprendersi e fece di tutto per evitare l’arrivo di Peterson, pilota che secondo Audetto: “temeva più di ogni altro”, infine ci si accordò con Carlos Reutemann che fu liberato da Bernie Ecclestone che voleva avere buoni rapporti con Ferrari, ma che fu disponibile solo per il Gran Premio d’Italia, dove furono schierate tre Ferrari.

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